lunedì, 16 marzo 2009

ACCANTO A TE SONO

Sono le quattro lettere del nome non storpiabile che mi hai voluto dare e che mai hanno storpiato il modo di relazionarsi con te.
Sono il pranzo del mio diciottesimo compleanno, quando già iniziavi a perdere il senso del tempo, e sei arrivato con tre ore di ritardo e io ho realizzato che tutto sarebbe cambiato.
Sono il rimpianto di non essere diventata abbastanza velocemente donna per relazionarmi a te da adulta.
Sono gli occhi che si perdevano nei tuoi e che da più di tre anni non riconosci più.
Sono le ore di parole dove immaginavo le tue risposte e ricordavo la tua voce.
Sono la rabbia trattenuta dalla mia migliore amica a chi diceva che non ci stavi più con la testa.
Sono le dita sul sondino per darti da mangiare.
Sono quella che tua moglie chiama anaffettiva perchè se piango non lo do a vedere.
Sono la bambina viziata che hai accontentato perfino facendole trovare una capretta in giardino e che ora non ti vorrebbe lasciare andare.
Sono la razionalità che si è preparata per anni ma che quando il medico le ha detto di "stare pronta" non era pronta per niente.
Sono il ronzio del materasso ad aria perchè tu non ti debba piagare.
Sono parte di quella casa nella quale fin da subito hai chiesto di rimanere.
Sono le braccia sotto le spalle per poterti spostare.
Sono il filo d'acqua sulle labbra per non farle troppo seccare.
Sono il bollettino a chi mi chiede come stai.
Sono l'implorazione, forse irrazionale, che chiede di non parlare di quel che si farà quando non ci sarai.
Sono il telefono mai spento che però non voglio  sentir squillare.
Sono un terribile pensiero d'amore che ti augura nel sonno di morire.
Sono una figlia impotente.
Sono disarmata.
Sono.
s.